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430 milioni di dollari di debiti due mesi dopo la quotazione: il crollo di Refco

Due mesi dopo che gli investitori si erano contesi le sue azioni all'esordio in borsa, Refco Inc. è fallita — e le sono bastati sette giorni. Refco era il maggiore broker di futures indipendente degli Stati Uniti, un simbolo di affidabilità del mercato borsistico. La causa del crollo si è rivelata insieme banale e sconcertante: per anni l'amministratore delegato della società aveva nascosto centinaia di milioni di dollari di debiti in una struttura offshore che controllava lui stesso — e non ne sapevano nulla né i revisori né gli investitori che le azioni della società le avevano appena comprate in borsa.

Refco Inc. aveva costruito in qualche decennio l'immagine di uno degli operatori più affidabili del mercato statunitense dei futures e dei derivati, servendo clientela sia privata sia istituzionale. Nell'agosto del 2005 la società si era quotata con successo alla Borsa di New York, raccogliendo circa 583 milioni di dollari: un'operazione che avrebbe dovuto certificare lo status di Refco come operatore quotato e stabile del mercato finanziario.

In realtà, dal 2002 l'amministratore delegato Phillip Bennett nascondeva trimestre dopo trimestre crediti deteriorati della società per circa 430 milioni di dollari. Il meccanismo funzionava così: alla fine di ogni trimestre di riferimento una entità controllata da Refco concedeva un finanziamento all'hedge fund collegato Liberty Corner Capital Strategies, che girava immediatamente quelle somme a Refco Group Holdings, società privata di proprietà personale di Bennett. In questo modo i crediti inesigibili sparivano temporaneamente dal bilancio proprio nel momento della rendicontazione a revisori e investitori, per poi ricomparire subito dopo.

La verità è emersa il 10 ottobre 2005, appena due mesi dopo la quotazione, quando i vertici della società sono stati costretti a rendere noti i debiti occultati. La fiducia è evaporata all'istante: già sette giorni più tardi, il 17 ottobre 2005, Refco ha chiesto la protezione dalla procedura di insolvenza prevista dal Chapter 11 — uno dei più grandi dissesti societari della storia degli Stati Uniti.

Nel febbraio 2008 Bennett si è dichiarato colpevole su 20 capi d'imputazione, tra cui frode in materia di titoli, associazione a delinquere e frode postale. Nel luglio 2008 il tribunale lo ha condannato a 16 anni di carcere.

Perché è importanteAver attraversato l'intero percorso di una quotazione in borsa, con tutte le verifiche che comporta, non garantisce che la contabilità di una società sia veritiera. La velocità del crollo — sette giorni dalla rivelazione — è il segno che il problema era sistemico e di lunga data, non un incidente isolato.

Pubblicato il 21 dicembre 2020

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