«I lupi di Tel Aviv»: come il settore delle opzioni binarie ha derubato il mondo di 5-10 miliardi di dollari l'anno
Immaginate un settore che ogni anno sfila dalle tasche di persone di tutto il mondo miliardi di dollari, e che lo fa quasi alla luce del sole, dai grattacieli nel centro di Tel Aviv. È così che l'industria israeliana delle opzioni binarie è apparsa nell'inchiesta della giornalista Simona Weinglass del Times of Israel, pubblicata nel 2016 con il titolo «I lupi di Tel Aviv». L'inchiesta documentava oltre 100 società che per anni avevano operato con schemi fraudolenti praticamente identici, derubando milioni di persone in tutto il mondo. Il danno complessivo per le vittime è stato stimato in 5-10 miliardi di dollari all'anno.
Un'opzione binaria è uno strumento finanziario del tipo «tutto o niente»: chi opera scommette sul fatto che il prezzo di un'attività, entro un certo momento, salga o scenda. Verso la metà degli anni Duemila Israele è diventato il centro mondiale della vendita di questo prodotto ai clienti online: centinaia di società hanno aperto uffici a Tel Aviv e nelle città vicine. Visto da fuori, il business sembrava una normale start-up fintech, con una piattaforma di trading e la promessa di guadagni facili. In realtà la stragrande maggioranza di quelle piattaforme non trasmetteva gli ordini dei clienti a un mercato vero: i risultati delle «operazioni» li generava la società stessa, così che più il cliente perdeva, più l'azienda guadagnava. Il settore è cresciuto al punto da diventare uno dei principali datori di lavoro per i giovani israeliani: migliaia di dipendenti, quasi tutti senza alcuna formazione finanziaria, venivano reclutati nei call center come «gestori di conto» e «consulenti finanziari».
Il modo di operare era pressoché identico nella stragrande maggioranza delle società. I call center, in sostanza classici «boiler room», assumevano giovani venditori e li addestravano su copioni di pressione psicologica: telefonate fatte sotto falsi nomi stranieri, promesse di guadagni garantiti, richieste insistenti di versare altro denaro dopo le prime operazioni «andate bene». Quando il cliente provava a ritirare i soldi comparivano nuovi ostacoli: commissioni aggiuntive, richieste di «verifica», bonus che prima andavano «smaltiti» con un certo volume di scambi. Le vittime venivano cercate deliberatamente tra gli stranieri in Nord America, Europa e Australia, perché la distanza geografica e giuridica rendeva molto più difficile, per la polizia israeliana come per quella straniera, arrivare ai truffatori.
La svolta è arrivata nel 2016, quando la giornalista Simona Weinglass del Times of Israel ha pubblicato la serie di articoli «I lupi di Tel Aviv». Weinglass ha documentato oltre 100 società che agivano secondo schemi analoghi, ha mostrato che cosa accadeva dentro i call center e ha raccolto le testimonianze di ex dipendenti e di vittime di diversi Paesi. L'inchiesta ha costretto le autorità israeliane, che per anni avevano di fatto ignorato il problema, ad ammettere pubblicamente il carattere sistemico della frode.
La reazione del legislatore non si è fatta attendere. Nell'ottobre 2017 la Knesset ha approvato una legge che vieta integralmente la vendita di prodotti in opzioni binarie dal territorio israeliano — a chiunque e verso qualunque Paese — con la minaccia di pene detentive effettive per chi trasgredisce. Il divieto, però, non ha chiuso la storia: secondo successivi articoli dello stesso Times of Israel, una parte degli operatori ha semplicemente spostato l'attività all'estero o è passata a schemi fraudolenti affini, mentre le azioni penali contro i singoli registi restano tuttora una rarità.
Pubblicato il 5 marzo 2024
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