Licenza revocata, attivi mai consegnati: il crollo di Union Standard International Group (USGFX)
Quando nel 2020 l'autorità di vigilanza australiana ASIC ha revocato la licenza di USGFX, quello avrebbe dovuto essere l'inizio di una procedura per restituire il denaro ai clienti. Invece la capogruppo — il cui titolare effettivo risiede in Myanmar — si è semplicemente rifiutata di collaborare con i professionisti incaricati della procedura e di consegnare gli attivi. Solo più tardi si è visto quanto fosse profondo il buco: secondo le stime dei professionisti nominati, le pretese dei creditori arrivavano a circa 357 milioni di dollari, mentre le somme effettivamente disponibili per la distribuzione erano appena 8 milioni.
Union Standard International Group (la capogruppo del marchio USGFX) si presentava come un broker forex australiano operante sotto la vigilanza dell'ASIC, una delle autorità più autorevoli al mondo. La licenza formale dell'ASIC dava l'impressione che l'attività della società fosse del tutto trasparente e conforme agli standard internazionali di tutela della clientela.
In realtà la società forniva servizi di negoziazione a margine a clienti cinesi, in violazione della normativa della Repubblica Popolare Cinese, che vieta alle società estere di offrire direttamente tali servizi a soggetti residenti in Cina. L'8 luglio 2020 Union Standard è entrata in una procedura di amministrazione volontaria (Voluntary Administration). L'ASIC ha dapprima sospeso la licenza della società e poi, il 14 settembre 2020, l'ha revocata in via definitiva.
Il 3 settembre 2020, su provvedimento del giudice, sono stati nominati responsabili della procedura i professionisti della società BRI Ferrier. La capogruppo, il cui titolare effettivo è Soe Hein Minn, residente in Myanmar, si è però rifiutata di consegnare loro gli attivi. Per rintracciare all'estero le persone chiave collegate alla società — tra l'altro in Myanmar e a Taiwan — i professionisti incaricati hanno dovuto rivolgersi a un investigatore privato; le ricerche sono state ulteriormente complicate dall'instabilità politica in Myanmar e dalla pandemia di COVID-19.
Pubblicato il 2 luglio 2021
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