OptionsXO e Toro Media: quando gli «esperti di Goldman Sachs» si rivelarono un'invenzione
Immaginate la telefonata di un «ex trader di Goldman Sachs» che propone un programma dal nome eloquente, «Secret Millionaires Society», e promette il 90% di profitto a fronte di un deposito iniziale di appena 250 dollari. Fu così che, nel 2015, Sik Mun Simone Lok, residente a Hong Kong, conobbe le società israeliane OptionsXO e Toro Media, perdendo in un anno e mezzo — come sostenne nel proprio atto di citazione — una somma che quantificò in quasi 10 milioni di dollari. Il nome della leggendaria banca d'affari nella biografia del «consulente» si rivelò un'invenzione: nessuno nel team aveva un legame reale con Goldman Sachs. Il caso approdò al tribunale distrettuale di Tel Aviv e si chiuse con una transazione, senza ammissione di responsabilità e senza che l'importo dell'indennizzo fosse reso noto.
A metà degli anni Dieci l'industria israeliana delle opzioni binarie poggiava sempre sullo stesso espediente: la fiducia del cliente non si conquistava con i risultati, si comprava con i nomi. La società Toro Media, guidata da Tomer Levi, promuoveva il proprio prodotto attraverso il marchio OptionsXO, con annunci come «The Secret Millionaires Society Program», che prometteva il 90% di profitto da un investimento di 250 dollari. Quando un potenziale cliente lasciava i propri recapiti, veniva contattato da un «broker» che si presentava con un nome inventato e raccontava di anni di lavoro in Goldman Sachs: l'autorevolezza della banca doveva spazzare via ogni dubbio sulla competenza dell'interlocutore ancora prima che si parlasse del primo versamento.
Secondo la ricostruzione contenuta nell'atto poi depositato in giudizio, uno di questi operatori del call center di Toro Media era Glen Nitan, che si presentò alla cliente come «Glen Nelson» sostenendo di essere un broker esperto con un passato in Goldman Sachs. Ciò, a dire dell'attrice, la indusse a fidarsi della società e ad aumentare progressivamente i propri versamenti nell'arco di circa un anno e mezzo. Nell'atto si sosteneva inoltre che Toro Media operasse sotto una serie di altri nomi e attraverso società di comodo e società offshore, tra le quali compariva anche il marchio OptionsXO.
La svolta arrivò nel 2017, quando Lok promosse davanti al tribunale distrettuale di Tel Aviv una causa chiedendo un risarcimento di circa 10 milioni di dollari. Nello stesso anno OptionsXO cessò l'attività. La controversia sull'assetto stesso del gruppo — se OptionsXO fosse parte di Toro Media o una società formalmente indipendente — non ebbe mai una risposta giudiziale univoca: le parti si accordarono prima che il giudice potesse accertare i fatti nel merito.
Nel 2018 le parti conclusero una transazione stragiudiziale, alla quale il tribunale attribuì l'efficacia di una sentenza. L'importo dell'indennizzo non fu reso noto e l'accordo non conteneva alcuna ammissione di responsabilità da parte dei convenuti.
Pubblicato il 28 novembre 2023
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