«Abbiamo tracciato le sue cripto»: quanto vale davvero questa frase
È il momento che i clienti aspettano, ed è il momento in cui più spesso devo rallentare le aspettative. Scoprire dove sono finite le monete è lavoro vero e conta. Non è però la stessa cosa che riaverle, e la distanza fra le due è il luogo in cui vive quasi tutta la delusione di questo settore.
Che cos'è un tracciamento, detto senza gergo
Le blockchain pubbliche registrano ogni trasferimento, in modo permanente e leggibile da chiunque. Quello che non registrano è la proprietà: un indirizzo è una stringa, non un nome. Tracciare non è quindi indagare sulle persone. È seguire il valore dal suo indirizzo attraverso tutti i passaggi che i truffatori hanno usato, finché non arriva in un punto dotato di identità giuridica — un exchange, un processore di pagamenti, un desk over-the-counter. Quel punto di arrivo è ciò che conta davvero. Ciò che viene prima è la mappa di un labirinto; solo lì il labirinto ha una porta, e dietro quella porta c'è una società.
A volte, invece, il tracciamento finisce male: in un mixer, in una catena di conversioni fra blockchain diverse, in una piattaforma registrata in un Paese dove nessuno risponde a una richiesta che arriva dall'Italia. Quando succede, lo dico. Un tracciamento che non porta da nessuna parte serve comunque — documenta la perdita e il percorso, ed entra nel fascicolo — ma non sarà la cosa che recupera il denaro.
Che cosa è cambiato in Europa il 30 dicembre 2024
Fino a poco tempo fa, perfino l'arrivo a un exchange europeo diceva poco. Da quando si applica il regolamento (UE) 2023/1113 — la cosiddetta travel rule, recepita in Italia con il d.lgs. 204/2024 — i prestatori di servizi per le cripto-attività nell'Unione devono raccogliere e trasmettere i dati del cedente e del cessionario di un trasferimento. In concreto: un trasferimento fra due prestatori europei regolamentati oggi ha un nome a entrambe le estremità, custodito da qualcuno che ha l'obbligo di conservarlo.
Conviene essere precisi sui limiti: la regola vincola i prestatori regolamentati. Non raggiunge i trasferimenti fra due wallet autocustoditi e non fa comparire un'identità dove opera una piattaforma fuori dall'Unione che non risponde alle richieste europee. Quello che fa, in modo affidabile, è rendere il primo passaggio dentro un servizio europeo molto più informativo di quanto fosse due anni fa.
Chi può davvero congelare qualcosa — e non siamo noi
Qui si confondono di continuo tre poteri diversi. Un exchange può bloccare un conto in base alle proprie regole di compliance, di norma per poco tempo e a sua discrezione, e non lo farà sulla base della richiesta di uno sconosciuto. L'emittente di una stablecoin può congelare i token presenti a determinati indirizzi, e i grandi emittenti lo fanno su richiesta delle autorità — una strada reale, e altrettanto realmente una strada che passa attraverso le autorità, non intorno a esse. Il terzo potere è l'unico che incide davvero: in Italia, il sequestro disposto nel procedimento penale, su richiesta del pubblico ministero (art. 321 c.p.p.). La persona offesa non può chiederlo direttamente. Il sequestro conservativo che può chiedere in proprio arriva più tardi, quando l'azione penale è stata esercitata e lei si è costituita parte civile (art. 316 c.p.p.).
Da qui l'ordine delle operazioni, che non è quello che quasi tutti tentano. Il tracciamento non si manda all'exchange. Si allega alla querela, con gli hash delle transazioni, le marche temporali e l'elenco degli indirizzi esposti in modo che un magistrato possa usarlo senza rifare il lavoro — ed è il magistrato a scrivere all'exchange. Le settimane spese a scrivere a un servizio clienti sono settimane in cui il saldo continua a muoversi.
Un tracciamento è una mappa, non una chiave. Dice dove il denaro si è fermato. Non apre la porta e non dimostra di chi sia la mano che ce lo ha portato.
Due affermazioni che dovrebbero chiudere una conversazione
La prima: chi si offre, dietro compenso anticipato, di «recuperare» o «riprendere» le sue monete dalla blockchain. Le monete si muovono solo con la chiave privata. Non esiste operazione tecnica, strumento specialistico o contatto interno alla rete che cambi questo fatto. Ciò che le stanno vendendo è la seconda truffa — e viene venduta, deliberatamente, a chi ha già perso una volta, usando gli elenchi delle vittime della prima.
La seconda è più sottile e arriva da persone vestite meglio: poiché il tracciamento mostra che il denaro è arrivato a un exchange, l'exchange glielo deve. Non è una conseguenza. Quell'operatore ha preso in custodia beni da un cliente che, per quanto risulta dai propri registri, li ha depositati normalmente. Una pretesa nei suoi confronti ha bisogno di un fondamento proprio — le sue mancanze, ciò che sapeva — ed è una valutazione a parte, non una conclusione che si legge su un grafico di frecce.
Che cosa rende utile un tracciamento dentro un fascicolo
Tre cose, tutte poco spettacolari. Deve essere riproducibile: ogni passaggio identificato dall'hash della transazione, così che chiunque possa verificare il percorso in autonomia. Deve essere onesto sul grado di certezza, separando ciò che il registro mostra da ciò che il software di attribuzione deduce — il primo è un fatto, il secondo è un'opinione che un difensore metterà alla prova. E deve essere tempestivo, perché la finestra in cui il denaro è ancora fermo presso un servizio identificabile si misura in giorni. Il rapporto che arriva dopo che il saldo si è spostato è un documento archeologico.
Se sta leggendo mentre tutto questo sta ancora accadendo — mentre la piattaforma mostra ancora un saldo che non le lascia prelevare — la cosa utile da fare oggi non è ingaggiare chi traccia. È salvare gli indirizzi di deposito, gli hash delle transazioni e la corrispondenza, e depositare la querela. Il tracciamento vale di più allegato alla querela che venduto a lei da solo.



